Traversata del

Centro Cadore


Itinerario di Lozzo di Cadore

Tratto dalla pubblicazione "La traversata del Centro Cadore"

a cura di Michele Cassol
Realizzata dalla Comunità Montana "CENTRO CADORE"
Finanziata con i fondi del programma LEADER II dell'Unione Europea
 

La "TRAVERSATA DEL CENTRO CADORE", realizzata dalla Comunità Montana "Centro Cadore", è costituita da un itinerario principale, che si sviluppa a partire da Auronzo di Cadore fino a Caralte (Perarolo di Cadore), e da una serie di percorsi brevi ad anello. Tali percorsi collegano in rete non solo i diversi paesi e borgate del Centro Cadore, ma una serie di importanti luoghi, emergenze, biotipi, ecc.


ITINERARIO RELATIVO AL TERRITORIO DI LOZZO DI CADORE
PERCORSO PRINCIPALE


L'itinerario principale entra nel territorio amministrativo del Comune Lozzo di Cadore poco a valle del ponte di Campo (m. 750), proveniente da Auronzo di Cadore.
Da qui sale verso i Fienili Velezza (m.840) lungo una strada silvo- pastorale piuttosto ripida ma la cui pavimentazione, in alcuni tratti di recente sistemazione, si trova in buono stato di manutenzione. Si raggiunge in breve la zona dei fienili, dove termina la salita: viene imboccato, infatti, un piccolo sentiero, poco evidente, che entra nella valle sulla sinistra. Proseguendo in piano per il sentiero arriva, in breve, sul torrente che scende dalla Valle di Faè. L'ambiente è molto suggestivo e di grande interesse paesaggistico e scenografico; anche nel corso delle giornate più calde dell'estate si conserva qui un microclima molto fresco che può offrire refrigerio all'escursionista accaldato. Superato il corso d'acqua con un guado fra i sassi, che in caso di portate anche non eccezionali può rendersi difficoltoso, si raggiunge la sponda destra del, corso d'acqua.
Si prosegue verso monte fiancheggiando il torrente a poca distanza dallo stesso per poi, in corrispondenza di un grande masso, iniziare a salire con pendenza modesta verso la strada che raggiunge la zona di Molenies di Sotto dalla località Tre Ponti. La zona di Molenies era nel passato sfruttata per la produzione di fieno; oggi negli ex prati sono cresciuti boschi di abete rosso e di larice ma la diffusa presenza di baite lascia intendere l'intensità dell'attività agricola che qui si svolgeva durante l'estate.

L'itinerario prosegue lungo questa strada, nel primo tratto con fondo in ghiaia, poi in asfalto. Il percorso è in questo tratto molto rilassante e, ancorché di una certa lunghezza, può essere frequentato anche da bambini e da persone con difficoltà motorie. Si lascia la strada sul tornante a monte della località Tre Ponti per imboccare il sentiero che conduce verso la Ruoiba, lungo il tracciato dell'antica strada di collegamento fra Auronzo e gli altri paesi del Centro Cadore. Il paesaggio vegetale cambia e i boschi di abete rosso e larice lasciano il posto a formazioni a pino silvestre. Il sentiero si fa ora progressivamente più impegnativo fino a raggiungere l'ampia frana della Ruoiba.

 

Il sentiero che attraversava la frana ora non è più praticabile per cui si segnalano queste due varianti per poterla aggirare:

 

Variante n.1 - Attraverso la Strada Statale 51/bis di Alemagna:

Dal tornante in località “Cornon” si scende attraverso la strada asfaltata fino a raggiungere la località Tre Ponti. Da qui si costeggia la S.S. 51/bis di Alemagna verso il Ponte Nuovo.

Dopo un centinaio di metri dal Ponte Nuovo si raggiunte un capitello dedicato alla Madonna di Loreto (località La Madoneta). Da qui si imbocca la stradina a destra che sale fino a raggiungere ed incrociare la strada che proviene dalla chiesetta della Madonna di Loreto, riprendendo così il tracciato della Traversata.

 

Variante 2 - Attraversamento – a monte - della frana della “Ruoiba”, percorrendo i sentieri n.93 - 14 e 68 - 94

Si segnala comunque che questo secondo percorso è alquanto impegnativo e per un breve tratto esposto sopra il versante franoso.

Raggiunta la frana della Ruoiba nei pressi del tornante di Cornon, si imbocca il sentiero n.93 che si inerpica sino a raggiungere la parte sommitale della frana.

Da qui si prosegue a sinistra per i segnavia n.14 e n.68  che si insinuano tra la sottostante frana della Ruoiba ed una sovrastante parete rocciosa.

Al termine della frana ridiscende a sinistra seguendo il sentiero n.94 fino a riprendere il tracciato della Traversata che, attraverso una bella e ampia mulattiera, conduce alla la chiesetta della Madonna di Loreto. 

 

Rappresentazione grafica delle due varianti

L'ambiente naturale attraversato è di apprezzabile interesse, con presenza di boschi di conifere ora più densi ora più radi, al cui interno vegetano abeti rossi e pini silvestri.
Raggiunto il santuario della Madonna di Loreto, si può proseguire verso destra per raggiungere la partenza del sentiero botanico Tita Poa (descritto più avanti) o lungo la via principale fino a intersecare la cosiddetta "strada del Genio". Si percorre questa antica strada militare (belli i muri a secco e interessante la flora che li popola) in lieve salita per alcune centinaia di metri fino a un bivio da cui si può scendere verso l'abitato di Lozzo di Cadore. In questa zona la scarsa copertura vegetale offre la possibilità di fruire di stupendi panorami verso l'Oltrepiave, con i suoi caratteristici paesi e i montI sovrastanti; notevoli anche gli scorci verso il paese sottostante. Si lascia quindi la "strada del Genio" sulla destra, per scendere verso il Rio Rin, sulle cui sponde è stata di recentemente sistemato il percorso della roggia dei mulini, che offre all'escursionista un'ulteriore, interessante opportunità per conoscere le attività che caratterizzavano la vita in Centro Cadore fino ad un recente passato.
Superata la zona dei mulini e il Rio Rin sulla strada statale, si imbocca, sulla destra, una ripida mulattiera (riva de le vace) che permette di raggiungere in breve una zona agraria che caratterizza un tipico terrazzo sovrastante la statale, ricco di prati ancora falciati e di alberi da frutto che originano un paesaggio davvero inusuale e inaspettato. Il percorso attraversa questi prati su di una strada asfaltata per raggiungere la zona di Ceraia. Un itinerario alternativo consente di attraversare la zona a quota più elevata, lungo un sentiero i panoramico. Il percorso principale, comunque, prosegue lungo l'antica strada di collegamento fra Lozzo e Domegge, raggiungendo in breve la chiesa di San Antonio, in Comune di Domegge di Cadore.

FIENILI PAGOGNEI
Il tracciato principale, fra la zona di Revis e quella di CeraIa, coincide con una strada asfaltata che, ancorché panoramica e pianeggiante può non risultare gradita a chi preferisca muoversi lungo sentieri. Si è pensato quindi di individuare un percorso alternativo, in grado anche di "chiudere" un possibile anello percorribile in poco più di un'ora. Dopo aver raggiunto quindi la piana agricola che sovrasta la statale, si imbocca un sentiero sulla destra che fiancheggia per un tratto la zona a prato, nel suo margine superiore; a tratti la mulattiera è fiancheggiata da muretti a secco molto tipici.
Lasciata la zona agraria, l'itinerario prosegue nel bosco, sempre con pendenza modesta, in una zona caratterizzata dalla presenza di baite. Si su pera un'incisione valliva e si prosegue ancora in piano, ad una quota di circa 860 metri. Bellissime le vedute panoramiche che a tratti si aprono nel bosco verso l'Oltrepiave. Raggiunto un ultimo edificio (Ciasa Burta), si interseca la strada silvo-pastorale che sale verso il lago d'Aosto; la si imbocca in discesa e, in breve, ci si porta sulla sede dell' antica strada che collegava un tempo Lozzo a Domegge, attraverso la chiesa di San Antonio."
Questo itinerario, che si consiglia di percorrere nel senso indicato, appare di notevole interesse paesaggistico e anche naturalistico. Pur trattandosi di un sentiero, inoltre, la favorevole esposizione del versante ne rende agevolissima e piacevole la percorrenza anche nel corso delle giornate autunnali e invernali.

LUNGO IL LAGO
Sempre nell'ottica di mettere a disposizione dell'escursionista la possibilità di effettuare itinerari ad anello, si è pensato di proporre un collegamento fra Lozzo e Domegge a valle della strada statale.
Nel territorio del Comune di Lozzo di Cadore questo itinerario si sviluppa, per intero, lungo una strada esistente che sovrasta la scarpata sulla riva destra del lago.
Solo nell'ultimo tratto prima di entrare nel territorio amministrativo del Comune di Domegge si percorre il lato in sinistra idrografica di un solco di ruscellamento che fuoriesce da un grande tubo sottostante la discarica di materiali inerti.

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Itinerario tematico
SENTIERO BOTANICO "TITA POA"


Partendo da Auronzo, è questo il terzo percorso tematico lungo la "traversata del Centro Cadore". Il sentiero, denominato "Tita Poa", è un interessante percorso, parallelo alla strada del Genio, che collega, a monte di questa arteria il ponte delle Spesse con la zona della Madonna di Loreto. Imboccandolo proprio dal ponte delle Spesse, si sale a fianco di una caratteristica fontana in pietra e, superato un breve dislivello, si comincia a scendere lievemente in un ambiente caratterizzato in genere da copertura arborea, dove tuttavia la presenza, a esempio di alberi da frutto, documenta che l'area era nel passato sfruttata ad uso agricolo. Dopo alcuni minuti in bosco, si ritorna sul prato e, al termine di una breve discesa, si raggiunge una mulattiera che raggiunge la strada del Genio in corrispondenza della via che sale dalla chiesa di San Rocco.
E' questo un punto alternativo di inizio o fine del sentiero Tita Poa, molto comodo per coloro i quali, per i più svariati motivi, non intendessero percorrere l'itinerario tematico in tutto il suo sviluppo. Si prosegue sempre per questa mulattiera, ancora in discesa, attraversando zone agrarie più o meno abbandonate, dove si possono osservare anche alcune case. In. poco tempo ci si porta a monte della Chiesa di Loreto da cui si scende per raccordarsi nuovamente alla strada del genio. Il sentiero botanico Tita Poa è oggetto di periodici interventi di manutenzione e risulta quindi sempre percorribile; esso è dotato inoltre di un caratteristico sistema di tabellazione informativa, con piccoli cartelli semovibili che indicano le principali specie erbacee, arbustive e arboree della zona. La favorevole esposizione del versante e la rapidità con cui è possibile da più punti raggiungere la strada militare del genio permettono di percorrere questo itinerario tematico anche nel corso dell'inverno o di giornate di cattivo tempo.

SENTIERO BOTANICO "TITA POA"
Motivi di interesse ambientale:
- la flora del prato;
- i boschi di neoformazione;
- i boschi di frassino maggiore;
- le dinamiche vegetazionali sulle zone agrarie abbandonate;
- le principali specie arboree dei boschi del Centro Cadore.
 

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Itinerario tematico
LA ROGGIA DEI MULINI LUNGO IL RIO RIN A LOZZO
(a cura di Caterina Dal Mas)


In Cadore, fino agli inizi di questo secolo, erano attivi molti opifici al cui interno vi erano macchine ad acqua che sfruttavano in modo diverso l'energia ottenuta per mezzo di un impianto idraulico. Lungo il corso del Rio Rin, in particolare, si svilupparono nei secoli numerose attività artigianali: come risulta dalle Anagrafi Venete" del 1766, a Lozzo vi erano: dieci ruote da mulino da grani, una sega da legname, un follo da panni di lana, sedici "telari" da tela e cinque mole. I vari opifici utilizzavano come fonte di energia l'acqua del Rio Rin, per mezzo di una roggia che partiva dalla zona dei "Crepe Ros". Alcuni di questi edifici, soprattutto quelli nella parte bassa dell'abitato, dove si trovavano due segherie, furono distrutti dall'incendio del 1867.
Nel 1886, come testimonia la guida di Ottone Brentari, lungo il corso del torrente vi erano cinque mulini e una sega. Qualche anno dopo, come riporta il "Registro dei contribuenti dell'imposta sui fabbricati" del 1° gennaio 1903, erano attivi cinque mulini, una fucina, una sega, una bottega da fabbro e due folli da panni. Dopo la prima guerra mondiale furono costruiti altri opifici ad uso segheria e falegnameria, e successivamente un lanificio, che sfruttavano l'energia elettrica fornita dall'officina per la produzione di energia elettrica dei fratelli Baldovin Carulli.
Ancor oggi, percorrendo le sponde del Rio Rin a Lozzo, si possono osservare: la diga sul Rio Rin da cui viene derivata l'acqua per una centralina, la centralina idroelettrica (funzionante), tre mulini, non più in attività, che presentano ancora alloro interno macine da grano, un pesta orzo e diversi macchinari; ad uno dei mulini è stata di recente (1999) ricostruita la ruota idraulica; un'officina da fabbro ed altri edifici un tempo sedi di attività produttive (lanificio, segheria, falegnameria). Per tale motivo la "roggia dei mulini" è sicuramente uno degli esempi più interessanti d' archeologia industriale presente sull'intero territorio cadorino, in quanto vi si possono trovare gran parte delle attività preindustriali legate allo sfruttamento della forza idraulica ed il loro modificarsi nel tempo. Grazie ad un finanziamento della Comunità Europea (Progetto "Raffaello", promosso nel periodo 1997-2000), la Comunità Montana "Centro Cadore" ha realizzato, nell'ambito di un'iniziativa congiunta con partner francesi, inglesi e sloveni, un intervento di recupero della roggia dei mulini e sistemazione dei percorsi, risanamento ambientale, posa in opera di tabelIoni didattici, ricostruzione di una ruota idraulica), oltre ad un CD ROM ed un sito Internet che permettono la trasmissione su ampia scala di un "saper fare" relativo ai mulini ad acqua nell'Europa pre-industriale.