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Distrutta dall'incendio del 1847, la chiesa venne riedificata dieci anni dopo con più vaste dimensioni, su disegno elegantissimo dell'architetto bellunese Segusini, qualche passo più a nord della precedente. Sulla facciata si legge la seguente iscrizione:
Con l'eleganza delle linee architettoniche, contrasta la nudità fredda delle pareti interne, che danno l'impressione di un tempio abbandonato; mentre con qualche sacrificio potrebbe essere un vero gioiello, anche perché non sono stati commessi finora deplorevoli errori di stile. In questa chiesa si celebra di raro, ma tutti i fedeli vi arrivano ancora processionalmente dalla parrocchiale, al canto del Miserere e al crepitar delle "bątole", la sera del venerdì santo. Qui una volta la gente sostava numerosa per la Messa all'alba di San Rocco (il 16 agosto) quando, deposti lungo la via e sui muretti del sagrato i bianchi sacchetti delle provviste settimanali e gli arnesi da lavoro, saliva ai fienili di montagna per la falciatura e la fienagione. |